
Nato a Napoli nel 1926
aveva dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca
ed all'insegnamento della storia delle religioni ed
alla antropologia culturale.
E lo aveva fatto da laico. Rifiutando - da autentico
spirito libero - la lezione crociana che rifiutava la
frammentazione in settori distinti dell'ambito storico.
Per Benedetto Croce esisteva
solo la Storia tout court.
Di Nola, che lo conobbe da giovane, in un mattino della
calda primavera napoletana, durante l'ultimo anno della
sua vita, ebbe dal Maestro un avvertimento allorché seppe
che il giovane Alfonso desiderava studiare la storia
delle religioni: "Se Voi - usava sempre il Voi - intendete
seguire questa strada, seguitela pure. RicordateVi però che
non si può fare storia delle religioni senza accedere
contemporaneamente alla conoscenza dell'ambiente e delle
cose che circondano l'uomo".
Quelle parole dette con tono perentorio di sicuro non
condizionarono, però certamente aiutarono, il
giovane studioso Di Nola nella ricerca del suo metodo
personale di studio, un metodo che non permettesse di
isolare il dato religioso della trama dei fatti culturali
all'interno dei quali quel dato si manifesta.
Testimonianza di tanti anni di ricerca e di studio -
ed alla luce della sua prematura morte, anche testamento
spirituale - appare l'agile volume "Attraverso la storia
delle religioni" che la Di Renzo Editore ha pubblicato
nel dicembre scorso. L'autore, con uno stile chiaro e
discorsivo, parla di antropologia e di tolleranza, evidenzia
i motivi della crisi dell'uomo occidentale, critica con
schiettezza gli ultimi papi, descrive con sapienza l'Islam,
l'Ebraismo,
varie credenze e riti propiziatori.
E parla anche del diavolo, uno dei suoi argomenti preferiti.
"io credo al diavolo e sono ateo", rispondeva, con sagacia,
a chi credeva di coglierlo in contraddizione, dal momento
che aveva trascorso la sua vita a studiare miti, riti,
bassa magia, superstizioni, forme religiose sempre però con
un approccio laico, del tutto alieno da suggestioni occulte.
Traspare in tutta la sua opera - e questo volume ne è un'ulteriore
testimonianza - un grande rispetto. Rispetto per le religioni
- tutte -, rispetto per le credenze popolari, perfino
le superstizioni.
Come ogni dato di cultura,
anche le superstizioni, diceva, hanno una funzione positiva
e rassicurante: nelle situazioni di crisi, insomma, nei
mutamenti che ci sovrastano "il meccanismo magico garantisce
che siamo presenti e questo ci rassicura".
E' morto a Roma il 17
febbraio 1997.