23.04.1997
Attraverso la storia delle religioni
L'ECO degli italiani, N. 1723, 23 aprile 1997
Il 17 febbraio scorso, all'ospedale Forlanini di Roma, è morto uno
dei maggiori antropologi italiani: Alfonso Maria Di Nola.
Nato a Napoli nel 1926 aveva dedicato la propria vita allo studio, alla ricerca
ed all'insegnamento della storia delle religioni ed alla antropologia culturale.
E lo aveva fatto da laico. Rifiutando - da autentico spirito libero - la
lezione crociana che rifiutava la frammentazione in settori distinti dell'ambito
storico.
Per Benedetto Croce esisteva solo la Storia tout court. E Di Nola, che lo
conobbe da giovane, in un mattino della calda primavera napoletana, durante
l'ultimo anno della sua vita, ebbe dal Maestro un avvertimento allorché seppe
che il giovane Alfonso desiderava studiare la storia delle religioni: "Se
Voi - usava sempre il Voi - intendete seguire questa strada, seguitela pure.
RicordateVi però che non si può fare storia delle religioni
senza accedere contemporaneamente alla conoscenza dell'ambiente e delle cose
che circondano l'uomo".
Quelle parole dette con tono perentorio di sicuro non condizionarono, però certamente
aiutarono, il giovane studioso Di Nola nella ricerca del suo metodo personale
di studio, un metodo che non permettesse di isolare il dato religioso della
trama dei fatti culturali all'interno dei quali quel dato si manifesta.
Testimonianza di tanti anni di ricerca e di studio - ed alla luce della sua
prematura morte, anche testamento spirituale - appare l'agile volume Attraverso
la storia delle religioni che la Di Renzo Editore ha pubblicato
nel dicembre scorso. L'autore, con uno stile chiaro e discorsivo, parla di
antropologia e di tolleranza, evidenzia i motivi della crisi dell'uomo occidentale,
critica con schiettezza gli ultimi papi, descrive con sapienza l'Islam, l'Ebraismo,
varie credenze e riti propiziatori.
E parla anche del diavolo, uno dei suoi argomenti preferiti.
"Io credo al diavolo e sono ateo", rispondeva, con sagacia, a chi
credeva di coglierlo in contraddizione, dal momento che aveva trascorso la
sua vita a studiare miti, riti, bassa magia, superstizioni, forme religiose
sempre però con un approccio laico, del tutto alieno da suggestioni
occulte.
Traspare in tutta la sua opera - e questo volume ne è un'ulteriore
testimonianza - un grande rispetto. Rispetto per le religioni - tutte -,
rispetto per le credenze popolari, perfino le superstizioni.
Come ogni dato di cultura, anche le superstizioni, diceva, hanno una funzione
positiva e rassicurante: nelle situazioni di crisi, insomma, nei mutamenti
che ci sovrastano "il meccanismo magico garantisce che siamo presenti
e questo ci rassicura".